HISTORY

TUTTA L'ARTE CHE ABBIAMO OSPITATO

Kyle welcome back!

Star InactiveStar InactiveStar InactiveStar InactiveStar Inactive
 

Kyleat Birreria 34

Martedì 19 agosto Torna KYLE dal vivo alla Birreria34 con la versione estiva del tour di Space Animals, il secondo LP uscito a fine 2013 per Overdrive Records. Tropicalismi, ritmiche variegate e molte buone occasioni per ballare e (in alcuni casi) limonare.

 Chitarre acustiche, contrabbasso, ukulele, mandolini, farfisa e batteria sul palco all’aperto di Vico de Leonardis per cercare di alleviare i malesseri di mezzaestate o, a richiesta, crearne altri nuovi di zecca.
Animals è stato il primo singolo estratto dal nuovo album ed è possibile ascoltarlo qui in questo  videoclip diretto da Giacomo Triglia.

Qui invece tutto l’album per intero!

Webzine e stampa specializzata su Space Animals:

IN YOUR EYES ZINE:

Se i Kyle avessero avuto gli agganci giusti sarebbero finiti a comporre le colonne sonore di Scrubs o di qualche sit-com agrodolce europea. L’attitudine pop si percepisce nelle tastierine mai demodè, nelle chitarre e chitarrine che tessono tutta la trama delle canzoni, nelle melodie vocali che si imprimono da subito (Long Distance). Un sapore legato agli Annie Hall, ai Perturbazione, ma rivisto in chiave internazionale, anche per l’apertura a moltissimi suoni, dal twee alla più ampia traduzione acustica.

In questo ultimo Space Animals (secondo disco, terzo contando l’Ep di debutto) si trova la capacità di recuperare classici come Green dei R.E.M. (Space Country parte con i grilli in sottofondo, come You Are the Everything), oppure classici del pop rock come The King is Dead dei Decemberists (Sun/Clocks) o qualche pop-episodio in stile Jack Johnson/Extreme (Warnings). Right Wave è il passaggio obbligato dal country da sagra di paese, Stars Remover l’omaggio a Space Oddity.

Raffinato costruttore solitario di canzoni, Michele Alessi, affiancato dai suoi compagni di viaggio non più occasionali, riesce a tirar fuori un album che potrebbe aver reazioni positive a livello internazionale. E, stranamente, ogni canzone non si lega all’effetto unplugged di molte produzioni, ovvero nasce e rimane in acustico, non ha subito un processo di snaturamento in corso d’opera. E’ per questo che il prodotto nasce e cresce genuino. Complimenti.

ROCKIT

Quando si diventa grandi, lo spazio non è più il sogno di fare l'astronauta o incontrare E.T. o il piccolo principe, quando si diventa grandi lo spazio può significare l'ultima frontiera delle pulsioni di fuga, l'estremo rifugio in cui nascondersi quando sembra che nessuna realtà e nessun posto nel mondo abbiano più da offrire qualcosa che somigli a libertà e realizzazione.

Kyle è diventato grande, anzi bisognerebbe usare il plurale, visto che, con l'arrivo di quattro musicisti in pianta stabile, il progetto di Michele Alessi è ora una band a tutti gli effetti. I Kyle sono diventati grandi, quindi, e una vena di pessimismo, o forse solo di più matura consapevolezza, si è infilata nelle loro fantasie. Parole dettate dallo sguardo inquieto di chi vede le costellazioni più vicine a sé di quanto lo siano le stupide e noiose città, che sembrano prigioni da cui scappare. Scappare con la mente, oppure farlo con la musica, con un folk che a sempre più veduta ragione può definirsi “space”, con canzoni che conservano il tratto naif del precedente “This is water” (in particolare nelle vivaci “Animals” e “Sun/Clock”) addensandolo però con suoni ricchi e vari che rendono tutto più corposo e strutturato, meno casalingo, più “rock”: “Before the sun freezing”, per esempio - Vampire Weekend ad Harlem - o “Space Country” e “Right Wave” - Mumford and Sons vestiti da Ziggy Stardust invece che da fattori del Wisconsin –, o la ballad dai toni dark “Stars Remover”.

Quando si diventa grandi, certe volte si perde la capacità, o la voglia, di sognare. Altre volte, invece, i sogni crescono con noi, magari sono più scuri, ma hanno ancora storie da raccontare: storie di viaggi e ritorni, di sole e di stelle, di terra e cielo, di amore, di pazzia, di vita.

ROCKAMBULA:

Secondo album, dopo This Is Water di due anni più vecchio, per Michele Alessi, l’unico membro che si dissimula dietro il nome di Kyle, già chitarra baritono dei Captain Quentin oltre che membro di Maisie e Distape. Ai più attenti basteranno questi nomi per capire che improbabilmente la proposta dell’artista potrà incanalarsi nel più classico Pop nostrano, o ancor peggio, nella consuetudine della musica leggera che, ripudiati i fasti di un tempo, arranca oggi in un vortice di banalità. Anche questa volta Michele Alessi riesce a meravigliare, non solo giacché mette da parte l’attenzione maniacale per le chitarre acustiche ma anche perché amplia il progetto Kyle, che trasfigura per l’occasione da one man band a gruppo vero e proprio e non unicamente per i live. Scelta quanto mai azzeccata perché mettere insieme chitarre, sax, ukulele, flauti, mandolino, vibrafono, farfisa, banjo, wurlitzer, toypiano, rhodes, contrabbasso, batteria e voce è cosa più agevole tanto quante più sono le teste al servizio della musica. Ed è cosi che anche Yandro Estrada, Aldo D’Orrico, Ignazio Nisticò e Federico Mari entrano in studio con Alessi per arrangiare le dieci tracce di Space Animals e far si che Kyle diventi, in modo più palese, il nome di una band, o almeno di un progetto eterogeneo, invece che il semplice pseudonimo d’un singolo artista, che comunque resta il centro nevralgico, sia in fase compositiva sia espressiva.

Lo strambo titolo non lasci interpretare alcun richiamo sovrabbondante alla psichedelia cosmica britannica (i riferimenti beatlesiani sono piuttosto in chiave melodica) o teutonica anni settanta perché in Space Animals lo spazio che viene evocato è inteso in senso più ampio, come vuoto sì aereo, ma soprattutto psichico e interiore e come l’insieme di una molteplicità di mondi vitali che plasmano la vita stessa e l’esistenza umana, anche nelle sue fasi più materialistiche e animali. Un album che canta le vastità interstellari, ma anche le piccolezze atomiche attraverso il racconto dell’umana normalità e lo fa attraverso le vie del Pop più dinamico, immediato nelle melodie ma non certo banale o semplicistico, attento all’orecchiabilità ma che non si vende alle stupidità dei ritornelli da classifica. Attraverso una strumentazione multicolore, ukulele (oggi tornato tanto in voga) su tutti, i Kyle prendono la lezione Beat Pop dei Fab Four e ne fanno musica nuova, percorrendo inflessioni che spaziano in modo giocoso e festaiolo, dentro la World Music, la musica da strada dei quartieri parigini, il Jazz Pop, lo Swing Revival ma anche più meramente nel moderno Indie Pop/Rock, nel Folk e nel Country di lingua inglese, con arrangiamenti spettacolari dalla forma espressiva incredibile, specie se paragonata alle solite insulsaggini del Pop italiano, cui siamo abitualmente esposti.

Dieci canzoni dal sapore fumoso del tempo ma anche freschissime, grazie all’uso puntuale di tutto l’armamentario a disposizione, brani che non hanno bisogno di essere presentati uno a uno ma che v’invito a scoprire uno dietro l’altro, per coglierne le sottili differenze e lasciarvi trasportare in un magico mondo stracolmo di note. Un album bellissimo che pecca solo per l’assenza di brani veramente memorabili, di quelli che hai voglia di riascoltare anche dieci volte di seguito. In fondo sono le canzoni, quando si tratta di album densi, che fanno la differenza tra un bel disco e uno eccezionale. E poi ci sarebbe anche un sound che per quanto suoni articolato e gradevole al tempo stesso, non pare certo fissare le peculiarità distintive di una band ma lascia dei buchi un po’ ovunque, rendendo difficile una qualsivoglia interpretazione del marchio di fabbrica distintivo dei Kyle. Non è tutto oro, dunque, ma questa è un’altra storia, torniamo semplicemente a godere.

SHIVER:

C’era una volta un vecchio adagio che diceva “Più siamo e meglio stiamo”. Bene prendete questa formula e traducetela in musica così da avere una giusta sintesi di quello che rappresenta Space Animals, secondo album del songwriter calabrese KYLE (Michele Alessi), che per questa nuova avventura abbandona le vesti di one man band e coinvolge in toto tutti i musicisti che finora lo avevano supportato, ma che mai avevano sposato a piene mani il progetto a 360 gradi.

Il disco uscito sul finire del 2013 è il successore di “This Water” con il quale la differenza maggiore risiede nel maggior colore sonoro che questo secondo album offre. La presenza imponente di chitarre acustiche che aveva caratterizzato il primo album, diviene in “Space Animals” un semplice contraltare alla presenza di innumerevoli strumenti che donano un sound eterogeneo al lavoro. Dal punto di vista contenutistico, il disco presenta diverse sfaccettature dell’intimo animo umano, ma anche paesaggi eterei, costellazioni, vuoti cosmici e tutto quello che la sensibilità di un cantautore, con la testa tra le nuvole e i piedi ben saldati a terra, può catturare. Nonostante l’audacia di mischiare, mandolino, ukulele,organi e fiati (“Before The sun freezes”; “Long Distance”; “Hell is a Beautiful place”), il prodotto finale è comunque una perfetta alchimia di suoni che vanno dal minimalismo acustico all’indie pop fatto di arrangiamenti estrosi ma mai superflui.  Ci ritroviamo a passeggiare allegri e rilassati con “Sun/Clock” oppure a meditare con la malinconica “Space Country”. Veniamo immersi nella meditabonda “The fine art of Going” e sorridiamo sulle note veloci e fresche di “Righ Wave”. Balliamo con “Animals” che apre il disco e culminiamo il piacevole ascolto sull’oscillare beato di “Stars Remover” e con l’onirica fine di “Warnings”. Non ancora è sfumata del tutto l’ultima nota dell’album che la nostra mente è già predisposta ad errare ancora nel fluttuante “spazio animale” architettato da KYLE.

Geniale non è la parola esatta ma è la prima che viene in mente, ascoltare in cuffia durante un viaggio per credere.

IYE ZINE:

A quasi tre anni di distanza dal precedente “This Is Water”, Michele Alessi (già membro dei Captain Quentin, Maisie e Distape) ritorna, accompagnato da Yandro Estrada, Aldo D’Orrico, Ignazio Nisticò e Federico Mari con la sua creatura Kyle. Il nuovo lavoro, Space Animals, prosegue sul percorso intrapreso in precedenza, aumentando ulteriormente, per mezzo delle sue dieci canzoni, il numero di colori e sapori comunicati.

Animals e il suo frizzante procedere (tra ukulele, chitarre e mandolini), ci accoglie nel migliore dei modi, aprendo all’altrettanto distesa e solare Long Distance (costellata di tastiere, flauti e molto altro) e al coinvolgere della più profonda e strutturata Before The Sun Freezes (molto affascinanti gli inserti di sax). Hell Is A Beautiful Place, estremamente rilassante e pacifica, vola via in un soffio, lasciando che a proseguire sia, tra vibrafono, tastiere e ukulele, il festante passeggiare di Sun/Clock, mentre Space Country, più notturna e malinconica, colpisce dritta al cuore, prima di spegnersi sotto il vivace correre di Right Wave. La lenta e avvolgente The Fine Art Of Going Insane, infine, tenendo per mano e accompagnando con il suo piacevole sovrapporsi di strumenti, introduce il pacato ondeggiare di Stars Remover e il raffinato concludere della sognante Warnings.

Michele Alessi e la sua ciurma, con questo Space Animals, centrano di nuovo il bersaglio. In questo caso manca il pezzo decisivo che si inchiodi in testa per giorni e giorni, ma la qualità complessiva del lavoro, giocata sulla cura dei dettagli e sugli ottimi arrangiamenti, non delude le aspettative nemmeno per un secondo. Fatelo vostro, prima che sia troppo tardi.

SODAPOP:

Un divertente banjo apre le porte del mondo di Kyle, un progetto capitanato da Michele Alessi (militante nei Maisie e Distape) che, dopo un primo lavoro risalente a due anni fa, ha radunato gli amici musicisti che lo avevano precedentemente aiutato dal vivo e ne ha fatto una vera e propria formazione fissa.

Sax, flauti, vibrafono, ukulele, farfisa, wurlitzer e mandolino hanno funzionato da collante nella ricerca di una nuova via musicale, nuove timbriche, eterogeneità tra le tracce, cosa che è riuscita benissimo ai cinque coinvolti. Before The Sun Freezes e Long Distance non sono che due esempi: l'una si svolge in un esotico refrain mentre l'altra sarebbe un gioiellino indie da heavy rotation radiofonico; testi che parlano di stelle, vuoti spaziali ed interiori, scelte, partenze, pazzia, stagioni e nuvole, parole avvolte con cura in un pop leggero e borderline con l'ambiente cantautorale, un combo di dieci pezzi che sono costruiti ottimamente, altamente evocativi - Stars Remover - , a volte malinconici - Animals - , spesso caratterizzati da parti che rimangono in testa a lungo - The Fine Art Of Going Insane -, sempre interessanti e che non hanno nulla da invidiare a certe (non sempre meritatamente) osannate ed albioniche new entries - sentire Hell Is A Beautiful Place o Right Wave per credere -. I Kyle fanno venire in mente un sacco di gente e nessuna, questo è il loro bello: quando ti sembra di riconoscere qualcosa a cui poterli associare (il primo Bob Dylan? Qualche band britpop? La scena New Acoustic Movement?), ti stupiscono cambiando rotta e questo credo che voglia solo dire che hanno belle idee da spendere e che sono bravi. Quindi, Bravi!

MELODICAMENTE:

E’ uscito “Space Animals“, il secondo album di KYLE (il terzo se si considera il primo EP) per l’etichetta Overdrive Records, a due anni di distanza dal suo predecessore “This is Water“. Il disco, pubblicato dalla Overdrive Records, è in un unico formato comprendente vinile 12”, cd e coupon per scaricare l’album in formato digitale. Il lavoro grafico e di immagine è affidato al Tycho Creative Studio mentre la distribuzione nazionale, digitale e non, sarà a cura di Audioglobe.italiano che fa parte della schiera del nuovo cantautorato italiano.

Rispetto al lavoro precedente (che abbiamo recensito al tempo) qualcosa in questi due anni è decisamente cambiato: il songwriting è sempre saldamente in mano a Michele Alessi (già Captain Quentin, Maisie, Distape), ma la struttura sonora delle 10 tracce che compongono questo nuovo album fa capire che dietro ad esse c’è ora il lavoro di una band vera e propria, con il risultato di un disco più ritmato, variegato e complesso, che si abbandona a sonorità esotiche e movimentate, con l’uso di strumenti come l’ukulele, il mandolino, la farfisa, il wurlitzer e le tastiere rhodes. Il tutto è unito al fatto che i musicisti che accompagnano Michele dal vivo, ovvero Yandro Estrada, Aldo D’Orrico, Ignazio Nisticò e Federico Mari hanno deciso di dire la loro nella fase di arrangiamento del disco.

Il risultato finale, composto da 10 canzoni per una durata di 37 minuti, si può apprezzare subito dalla prima traccia, “Animals“, una canzone simpaticissima, coinvolgente ed estiva che mostra come il sound sia maturato e fino a che punto. Il disco, missato da Carlo Barbagallo e masterizzato dal New Mastering Studio di Milano, prosegue con “Long distance“, brano dal suono ampio e che spiazza un attimo all’inizio per poi colpire con il suo pop d’autore.

Ritmi caraibici e chitarre acustiche si intrecciano in “Before the sun freezes“, dove troviamo anche qualche effetto sonoro elettrico e la tromba finale che impreziosisce la canzone. Il disco è davvero un piccolo gioiellino che preannuncia l’estate, come si capisce ascoltando “Hell is a beautiful place“, pezzo chitarre e voce effettata che cattura l’ascoltatore così come “Sun/Clocks“, dove stavolta l’ukulele la fa da padrona.

I grilli introducono “Space country“, pezzo che si discosta dal filone principale del lavoro di Kyle: pur usando gli stessi strumenti degli altri brani, la trama musicale del pezzo è ben diversa, quasi sfociando nel country. La discontinuità prosegue con “Right wave“, pezzo velocissimo rispetto alla media del disco e dove si respira un’aria di festa e da sagra di paese anche se i riferimenti sono molto più orientati ai sixties americani.

Ci avviamo alla conclusione del disco e troviamo “The fine art of going insane“, con le rhodes che sottolineano la pazzia di cui si narra nel testo e che troviamo anche in alcuni controtempi nel pezzo (il più lungo di tutto “Space Animals”): dalla mente umana torniamo allo spazio con “Stars remover” e con la sua chitarra acustica per concludere con i ritmi pacati e sereni di “Warning“, che nonostante il titolo è una canzone dolcissima e chiude degnamente il disco con la sua batteria e con le sue voci a cappella.

In “Space Animals” si canta di costellazioni, di vuoti spaziali e di vuoti interiori, di partenze e di arrivi, di stelle e di nuvole e di tante altre cose. E se ne parla bene, visto che rispetto al disco precedente, molto bello ma forse un po’ troppo umbratile, qui troviamo una scrittura più matura, più solare e che riesce a sfruttare appieno il filone creativo di Michele per sfornare un lavoro discografico meritorio di citazione sia per leggerezza che per coinvolgimento dell’ascoltatore. Un piccolo gioeillino da portarsi in vacanza e con cui stupire gli amici (segnalo su tutte “Animals” e “Hell is a beautiful place”). Un piccolo frammento di spazio nelle vostre mani che forse non vi porterà a distruggere stelle o negli abissi dell’universo, ma in un’altra dimensione fatta di musica, sole e divertimento sicuramente sì.

 

 Powered by Associazione Multiculturale Mammalucco

DRINK ~ FOOD ~ MUSIC

Birreria 34
is back!

Ti aspettiamo da sabato 4 luglio
in Vico De Leonardis, a Taurianova!

Lasciaci la tua mail
Saprai prima degli altri cosa bolle in pentola!

Search